venerdì 20 agosto 2010

Il dialetto nelle scuole: cominciamo dalle poesie di Egidio Meneghetti

Egidio Meneghetti, un patriota.
Dedicato a quanti, tra i leghisti, vorrebbero che il dialetto veneto fosse insegnato a scuola. Io sono d'accordo. Cominciamo a far leggere questo grande poeta, che scrisse nel lager di Bolzano (Bolzano ITALIA!, non Auschwitz POLONIA) questa - e altre grandissime poesie - descrivendo quel che vedeva.

Ricordare ricordare ricordare SEMPRE

ecco due frammenti di poesie di Meneghetti. Tratte dal sito dell'ANED
http://www.deportati.it/mischa_poesia.html


E sempre, note e giorno,
i du Ucraini,
Missa e Oto,
che iè del'Esse-Esse.
 
Nel bloco dele cele come Dio
comanda i Ucraini Missa e Oto:
el tormento de tuti ghe va drio
e quando i ciama tuti se fa avanti
e quando i parla scolta tuti quanti
e quando i tase tuti quanti speta
e le done spaise le le fissa
come pàssare fa cola siveta.
 
Le man de Missa
vive par so conto.
El g'à vint'ani
co' 'na rossa schissa
sensa pél da sinquanta,
la crapa tonda coi cavei rasà
invanti la se pianta
sensa col,
e le mane... le mane... quele mane...
Querte da mace nere e peli rossi,
coi dedi desnoseladi, longhi, grossi,
che termina a batocio,
anca quando ch'el dorme o no'l fa gnente,
piàn a piàn le se sèra, le se strense,
le se struca, le spàsema in convulso,
se fa viola le onge, s'cioca i ossi
e deventa sponcion i peli rossi.
Ma po' tuto de colpo le se smola,
le casca a pingolón, sfinide, rote,
i déi se fiapa come bissi morti
e continua sta solfa giorno e note
e tuti se le sente intorno al col.
(...)
Un furlàn magro biondo
co' 'na bocheta rossa da butina:
l'avea tentà de scapàr via dal campo
e l'é finido nela cela nera.
 
Tri giorni l'à implorado
Missa e Oto,
tri giorni l'à sigà
"No voi morìr",
tri giorni l'à ciamado
la so mama.
 
E nela note avanti dela Pasqua
s'à sentido là drento un gran roveio,
come de gente
che se branca in furia
e un sigo stofegado in rantolàr.
 
Ma dopo no se sente
che 'n ansemàr
pesante e rauco e ingordo
come quando a le bestie del seraglio
i ghe dà carne cruda da màgnar.
 
L'è Pasqua. De matina. E lu l'è in tera
lungo tirado
duro come'l giasso:
ocio sbarado
nela facia nera,
nuda la pansa, cola carne in basso
ingrumada de sangue e rosegà.
 
Nela pace de Pasqua tase tuti.
Imobili. De piera.
E nela cela nera
tase el pianto de Bortolo Pissuti.
(...)
  Stanote s'è smorsada l'ebreeta
come 'na candeleta
de seriola
consumà.
 
Stanote Missa e Oto
ià butà
nela cassa
du grandi oci in sogno
e quatro pori osseti
sconti da pele fiapa.
 
E adesso nela cassa
ciodi i pianta
a colpi de martèl
e de bastiema
(drento ale cele tuti i cori trema
e i ciodi va a piantarse nel servèl).
 
E a cavàl dela cassa
adesso i canta
esequie e litamie:
 
" heiliges Judenschwein
ora pro nopis,
zum Teufel Schweinerei
ora pro nopis "
 
Stanote s'è smorsada l'ebreeta
come 'na candeleta
de seriola
consumà.
 
Quel giorno che l'è entrada nela cela
l'era morbida, bela
e par l'amór
maura,
ma nela facia, piena
de paura,
sbate du oci carghi de'n dolór
che'l se sprofonda in sècoli de pena.
 
I l'à butada
sora l' tavolasso,
i l'à lassada sola,
qualche giorno,
fin tanto che 'na sera
Missa e Oto
i s'à inciavado nela cela nera
e i gh'è restà par una note intiera.
 
E dala cela vièn par ore e ore
straco un lamento de butìn che more.
 
Da quela note no l'à più parlà,
da quela note no l'à più magnà.
 
L'è là, cuciada in tera, muta, chieta,
nel scuro dela cela
che la speta
de morir.
 
Sempre più magra la deventa e picola,
sempre più larghi ghe deventa i oci.
(...)

dal sito dell'ANED
Dai capi di imputazione del processo a Michael Seifert:

"7. nella notte tra il 31 marzo (sabato santo) e il primo aprile (Pasqua) 1945, in concorso con il Sein, nelle celle di isolamento del Lager, dopo aver inflitto violente bastonature al giovane prigioniero Pezzutti Bartolo, lo uccideva squarciandogli il ventre con un oggetto tagliente;"
Per questo e altri orribili delitti Seifert è stato condannato alla pena dell’ergastolo.

Consigliatissimo
http://www.mimmofranzinelli.it/tool/home.php?l=it&s=0,1,4,12,33
http://www.ibs.it/code/9788804519744/franzinelli-mimmo/stragi-nascoste-armadio.html




giovedì 19 agosto 2010

Flavio Busonera, un patriota italiano

Ieri, a Padova, nella mia città, un assessore provinciale (di cui mi rifiuto di fare il nome per non fargli pubblicità indiretta), ha insultato la figura di un patriota, un partigiano impiccato per rappresaglia, il comunista Flavio Busonera. Lo ha fatto facendo finta di commemorarlo, in veste ufficiale, nel giorno del sessantaseiesimo anno dalla morte. "partigiani che volevano consegnare l'Italia alla dittatura sovietica", e non patrioti uccisi per riscattare l'Italia. Userò il testo della sua ultima lettera alla moglie, prendendola dal sito dell'INSMLI - Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia,
 
 Testo:

[Fronte]

17 – 8 – 944

Mia cara Maria ti
comunico che in questi
giorni ci trasferiranno
al carcere penale ove
dicono che ci siano molte
minori possibilità di
comunicazione e di
ricevere roba da fuori.
Pertanto cerca di far-
mi avere notizie a
mezzo di padre Carella.
Io di salute sto benissi-
mo e non mi dispero
solamente non vedo
l’ora di potervi riab-
bracciare tutti e speria-
mo che il tempo non
sia molto lontano.
Non scoraggiarti ed
abbi forza d’attendere
e fede in giorni miglio-
ri. Spero al prossimo
colloquio di vedere Gian-
ni che e il solo che
non ho ancora visto
durante la mia perma-
nenza in carcere.
Ho ricevuto il sapone, il
filo, il dolce, il vino e
le sigarette e ti ringra-
zio infinitamente
di tutto. Per ora non

[Retro]

mi occorre altro tran-
ne il solito dolce se
ti sarà possibile farme-
lo avere. Ti rimando
le tue lettere che ho pau-
ra che mi trovino ma
ti prego caldamente di
conservarmele. Racco-
mando a tutti i figli
specie a Giannina e Ma-
ria Teresa di essere ub-
bidienti a te in tutto e
d’ascoltarti senza discu-
tere. Ringrazio infini-
tamente Giuseppina di
tutto e salutatala tanto
per me come pure la
Rina.
A te, Giannina, Gianni,
Maria Teresa, France-
sco infiniti baci
tuo Flavio

Vi ho sempre nel cuore
e vi penso continua
mente ciao Maria
cara infiniti bacio-
ni ed arrivederci pre-
sto


tuo Flavio

lunedì 16 agosto 2010

Giustizia e Libertà

Nel bellissimo paese di Bobbio, nel piacentino, ho presentato un libro, in occasione della Settimana della letteratura, che si tiene ogni anno (certi paesetti avrebbero molto da insegnare, in fatto di iniziative culturali, a certe altre metropoli). Il volume – come dicevo in un post precedente – è il resoconto fedele della vicenda che vide il nucleo milanese di Giustizia e Libertà incarcerato per opera della polizia politica dell'Ispettore Francesco Nudi, che si avvalse degli sporchi servigi della spia Carlo Del Re. Uno degli uomini migliori di G. L., Umberto Ceva, si sacrificò per non dare modo al Tribunale speciale di usarlo per condannare Giustizia e Libertà per la strage di Milano, del 1928, della quale erano tutti innocenti.

La vicenda è nota, e chi non la conosce può sempre leggerla nel mio libro sull'attentato alla Fiera (oltre che in Mimmo Franzinelli e Mario Giovana, tanto per citare due storici che stimo moltissimo).

Sono stato sulla tomba di Umberto Ceva, nel cimitero di Bobbio, su una splendida collina, per omaggiare un grande uomo, la cui storia meriterebbe di essere conosciuta e divulgata, in questa Italia degli egoismi di parte. A volte un esempio val più di mille discorsi inutili.