domenica 23 dicembre 2012

Il prigioniero di Salò. Presentazione del libro di Mimmo Franzinelli

Venerdì 28 dicembre, alle ore 18, presso la libreria Mondadori di Piazza Insurrezione, ho il piacere di presentare il nuovo libro di Mimmo Franzinelli, Il prigioniero di Salò, ed. Mondadori.

Considero Mimmo Franzinelli uno dei più auterovoli e praparati storici italiani, oltre ad essere, senza alcun dubbio, il più indipendente.

Infatti Mimmo non è legato ad alcuna "scuola" interpretativa. Non ripete la "vulgata storica" della sinistra comunista, tanto per usare un termine abusato da chi, invece, è legato a una altrettanto "vulgata storica" anticomunista.

Mimmo non è nemmeno legato a questa o quella università, e non è mai voluto entrare a farne parte, per non essere condizionato nella direzione della sua ricerca.

Il nuovo libro è "il prigioniero di Salò", un ritratto inedito di Benito Mussolini negli ultimi due terribili anni della guerra civile, dalla fine del 1943 alla primavera del 1945.
E' basato su una ricerca d'archivio su fonti inedite o poco conosciute. Ma quello che più colpisce è il ritratto umano, piscologico, a tratti impietoso ma rigorosamente imparziale.
Mussolini, infatti, è doppiamente prigioniero: del proprio mito e dell'ormai ex alleato e ora occupante, i nazisti.

Il Duce, il creatore dell'Impero, era colui che, nell'immaginario collettivo di quegli anni, aveva saputo fare dell'Italia contadina e arretrata una potenza coloniale rispettata e temuta da tutto il mondo
La realtà era emersa in pochi mesi, dal giugno del 1940 alla disastrosa campagna di Grecia, e di lì a poco terminata con la terribile ritirata di Russia,.
Nel giugno 1943 Roma viene bombardata, la Sicilia è invasa, le colonie perdute, anche la Libia, ereditata dal Regime di Mussolini dal vecchio Stato liberale (ricordate? la grande proletaria si è mossa, scriveva Pascoli nel 1911, quando Giolitti si imbarca nell'avventura coloniale
E' prigioniero degli alleati tedeschi, che usano il suo restante prestigio per fare dell'Italia una terra occupata militarmente.

L'uomo che sembrava tenere in mano i destini del mondo, come era riuscito a fare a Monaco nel 1938, evitando lo scoppio della guerra mondiale, è ora ridotto al ruolo di comparsa, di fantoccio nelle mani dei veri padroni, i tedeschi, che lo tengono a capo di uno stato privo di sovranità, la Repubblica sociale italiana. Hitler, che un tempo si dichierava suo ammiratore, ora gli toglie perfino la Venezia Giulia, l'Istria, l'Alto Adige, inglobato nel Reich con il nome di l'Adriatisches Küstenland (Supremo Commissariato per il Litorale Adriatico), in pratica realizzando effettivamente quella "vittoria mutilata" che era stata l'idea aggregante, il nucleo attorno al quale era sorto il fascismo delle origini.

Mimmo Franzinelli analizza il dramma umano e storico del capo del fascismo, la sua impotenza, la sua disperata lotta per mantenere un minimo di dignità, cercand, in alcune occasioni, di evitare le feroci rappresaglie che i nazisti compiono nell'Italia dello spaventoso inverno del 1944, mentre altre volte è preso da un inspiegabile rancore contro il suo stesso popolo.

Lo storico descrive con minuzia di particolari la parabola discendente del duce del fascismo, e unico detentore del potere dal 1922 al 1943, attraverso gli occhi dei protagonisti, dei nemici e degli amici, quei pochi che gli restano. Vedremo anche come Mussolini perda prestigio anche agli occhi dei suoi stessi familiari, fino all'epilogo finale, inglorioso e crudele, di Piazzale Loreto.

Ma soprattutto vedremo come l'unica persona che lo sosterrà fino alla fine, che non lo tradirà mai, è la sua amante, Claretta Petacci, che arriverà a condividerne la sorte infuasta.
Franzinelli però non indugia su questi aspetti "romantici", ma va a fondo sulla natura del loro rapporto, e sulla trasformazione di Claretta, da ragazzina che scriveva poesie sul Capo, e ora le scrive:
<> (vedi pag. 50 del libro)


 

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