lunedì 31 agosto 2009

Un nome.

Sabato 29 agosto. Passo Valles, tra la provincia di Belluno e quella di Trento.
A 2000 metri d'altezza, a lato di un sentiero, una croce, un omaggio a un patriota: Giovanni Ganz. La croce, semplice, di metallo, portava scritto, oltre che il nome, anche questa targhetta:
"Con onestà visse Giovanni Ganz "Vecio" da eroe morì. 24 settembre 1944".
Non so chi fosse Giovanni Ganz, e finora non ho trovato notizie su di lui.
Ma questa targa, semplice, a un uomo che il 24 settembre 1944 sacrificò la vita, mi ha commosso.
Tra il 20 e il 21 agosto 1944 i paesi limitrofi, tra cui Falcade, subirono un rastrellamento feroce da parte delle truppe naziste, affiancate dalle Brigate Nere. Un centinaio di abitazioni vennero buciate, molti civili perdettero la vita. Molti uomini seppero reagire alla barbarie, imbracciando le armi per difendere i loro cari. Forse Giovanni Ganz è uno di questi.
In memoria delle vittime della barbarie.

lunedì 24 agosto 2009

L'importanza della memoria storica

Ho passato le ultime due settimane tra le dolomiti. Sono andato a lavorare al mio libro, in pace, al fresco. Tra un capitolo e l’altro mi sono goduto alcune passeggiate, tra le quali un’ascensione alla Marmolada. Ho potuto visitare posti bellissimi e pieni di pace. Ma non posso dimenticare che fra quelle montagne, tra il 1915 e il 1918, si svolse la prima guerra totale, combattuta con ferocia da uomini che non provavano odio gli uni verso gli altri, e nonostante questo erano costretti ad uccidersi tra loro nelle maniere più terribili.
In molte delle cruente battaglie combattute in quei posti, i corpi dei soldati uccisi, mutilati, denudati dagli spostamenti d’aria delle esplosioni, smembrati dalle piogge di scheggie, dilaniati dalle mitraglie, erano lasciati a marcire nelle terre di nessuno. Erano troppi per poter pensare di poterli seppellire subito, ed era pericoloso raccoglierli e portarli poi in terreni dove si poteva scavare. I compagni assistevano inermi, per giorni e giorni, alla loro decomposizione lenta, agli uccelli rapaci che ne offendevano i resti. Sopra quelle montagne un odore terribile di morte ristagnava per mesi, fino alla stagione fredda.
Noi, uomini del 2009, non potremo mai sapere fino in fondo quello che hanno visto, e sofferto, i soldati italiani e i loro “nemici” austriaci. Possiamo e dobbiamo, però, non dimenticarne la memoria, coltivarne il ricordo, affinché si possano conoscere le loro vicende.
A questo serve la ricerca storica. E’ un dovere, non solo verso i morti, ma soprattutto verso i vivi, i nostri figli e i figli che verranno.
Mi piacerebbe sentire il vostro parere sulla necessità della memoria storica, e sulla sua utilità.

Vorrei finire questo pezzo diversamente dal solito. Non consiglio libri da leggere, ma riporto le parole di un grande storico, Tacito. Attraverso le sue parole, ora, sappiamo non solo le vicende del popolo di Britannia e della loro lotta contro l'invasore romano, ma possiamo fermarci a riflettere sulle parole con le quali, duemila anni fa, il grande storico descrisse la guerra. Era un romano, non dimentichiamolo, e la sua opera, De vita et moribus Iulii Agricolae, ossia "Vita e morte di Giulio Agricola", è dedicata alla figura del suocero, Giulio Agricola appunto, governatore della Britannia. Ma Tacito non parla come lo storico dei vincitori, come spesso accade. Non scrive per far piacere ai potenti, e far torto ai vinti. Tacito è un grande esempio da seguire.
Questo è uno dei suoi passi famosi, citato tantissime volte. Riporto per intero il passo (§ 30), permettendomi di usare la versione curata da il prof. Emiliano Onori, e messa in rete per i suoi studenti in occasione della maturità 2008-09. (qui il sito http://plinews.wordpress.com/ )

30. «Quando ripenso alle cause della guerra e alla terribile situazione in cui versiamo, nutro la grande speranza che questo giorno, che vi vede concordi, segni per tutta la Britannia l'inizio della libertà. Sì, perché per voi tutti qui accorsi in massa, che non sapete cosa significhi servitù, non c'è altra terra oltre questa e neanche il mare è sicuro, da quando su di noi incombe la flotta romana. Perciò combattere con le armi in pugno, scelta gloriosa dei forti, è sicura difesa anche per i meno coraggiosi. I nostri compagni che si sono battuti prima d'ora con varia fortuna contro i Romani avevano nelle nostre braccia una speranza e un aiuto, perché noi, i più nobili di tutta la Britannia - perciò vi abitiamo proprio nel cuore, senza neanche vedere le coste dove risiede chi ha accettato la servitù - avevamo perfino gli occhi non contaminati dalla dominazione romana. Noi, al limite estremo del mondo e della libertà, siamo stati fino a oggi protetti dall'isolamento e dall'oscurità del nome. Ora si aprono i confini ultimi della Britannia e l'ignoto è un fascino: ma dopo di noi non ci sono più popoli, bensì solo scogli e onde e il flagello peggiore, i Romani, alla cui prepotenza non fanno difesa la sottomissione e l'umiltà. Predatori del mondo intero, adesso che mancano terre alla loro sete di totale devastazione, vanno a frugare anche il mare: avidi se il nemico è ricco, arroganti se povero, gente che né l'oriente né l'occidente possono saziare; loro soli bramano possedere con pari smania ricchezze e miseria. Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto, dicono che è la pace.»

mercoledì 5 agosto 2009

Mostra digitale sulla shoah


In Italia si ragiona, spesso a torto, per ricorrenze. Allo sterminio del popolo ebraico, perpretato dal nazifascismo, è dedicato il "giorno dela memoria", il 27 gennaio. Intento lodevole, certo, ma che spesso è solo occasione per vendere libri, trasmettere sceneggiati e occasione, per molti politici, di mettersi in mostra con discorsi spesso banali.

Certo, servono anche le trasmissioni televisive, i discorsi dei politici e la vendita dei libri (io ne sono ben felice), ma la memoria dell'immane tragedia deve essere prima di tutto un monito: un monito per non dimenticare e, cosa forse più importante di tutte, perché NON accada mai più.

In Europa, tra il 1933 (anno in cui il nazismo andava al potere in Germania) e il 1945, il popolo ebraico (popolo! non razza) ha subito un genocidio. Progressivamente, partendo dalle prime discriminazioni, si è arrivato al tentativo di cancellare un intero popolo. In Europa il popolo di Israele aveva vissuto per secoli in pace, sopportando molte ingiustizie e patendo persecuzioni anche feroci, ma era riuscito a diventare parte integrante della civiltà del vecchio mondo. Il suo contributo alla crescita della società, allo sviluppo della tecnica, alla scienza, alla letteratura, ecc., aveva reso tutti noi europei il centro del mondo. Tutto questo è stato cancellato (non del tutto fortunatamente) da una ventata di follia di bestiale disumanità. Dodici anni, tanto è durato il regno del Reich millenario. Eppure in questi pochi anni ci si è resi responsabili di crimini tanto orrendi, unici nel loro orrore.

Non dimentichiamo mai questo orrore. Perché non accada mai più. 

un libro interessante: Memoria della Shoah. Dopo i «testimoni», Autori Vari, Donzelli editore, 2007

Il sonno della ragione genera mostri (B. Brecht, ebreo europeo)

Vi riporto il breve testo di presentazione della mostra virtuale:

"Tra il 1933 e il 1945, in gran parte d’Europa gli ebrei vennero colpiti da una persecuzione durissima, culminata in eccidi di massa e in uccisioni nelle camere a gas. Alle vittime vennero dapprima negati quasi tutti i diritti civili e poi il diritto stesso alla vita.

"In Italia la persecuzione si sviluppò nelle due fasi del 1938-1943, con le leggi antiebraiche emanate dal governo fascista del Regno d’Italia, e del 1943-1945, con gli arresti e le deportazioni decisi e attuati dalla Repubblica sociale italiana e dall’occupante tedesco.
Questa Mostra racconta, attraverso i documenti dell’epoca, la persecuzione avvenuta in Italia, mettendo in luce sia la storia complessiva, sia le vicissitudini dei singoli.
E’ una Mostra da visitare e da studiare per conoscere, per comprendere, per conservare memoria delle vittime.

(CDEC © 2007 - Centro di documentazione ebraica contemporanea)

www.museoshoah.it