domenica 23 dicembre 2012

Il prigioniero di Salò. Presentazione del libro di Mimmo Franzinelli

Venerdì 28 dicembre, alle ore 18, presso la libreria Mondadori di Piazza Insurrezione, ho il piacere di presentare il nuovo libro di Mimmo Franzinelli, Il prigioniero di Salò, ed. Mondadori.

Considero Mimmo Franzinelli uno dei più auterovoli e praparati storici italiani, oltre ad essere, senza alcun dubbio, il più indipendente.

Infatti Mimmo non è legato ad alcuna "scuola" interpretativa. Non ripete la "vulgata storica" della sinistra comunista, tanto per usare un termine abusato da chi, invece, è legato a una altrettanto "vulgata storica" anticomunista.

Mimmo non è nemmeno legato a questa o quella università, e non è mai voluto entrare a farne parte, per non essere condizionato nella direzione della sua ricerca.

Il nuovo libro è "il prigioniero di Salò", un ritratto inedito di Benito Mussolini negli ultimi due terribili anni della guerra civile, dalla fine del 1943 alla primavera del 1945.
E' basato su una ricerca d'archivio su fonti inedite o poco conosciute. Ma quello che più colpisce è il ritratto umano, piscologico, a tratti impietoso ma rigorosamente imparziale.
Mussolini, infatti, è doppiamente prigioniero: del proprio mito e dell'ormai ex alleato e ora occupante, i nazisti.

Il Duce, il creatore dell'Impero, era colui che, nell'immaginario collettivo di quegli anni, aveva saputo fare dell'Italia contadina e arretrata una potenza coloniale rispettata e temuta da tutto il mondo
La realtà era emersa in pochi mesi, dal giugno del 1940 alla disastrosa campagna di Grecia, e di lì a poco terminata con la terribile ritirata di Russia,.
Nel giugno 1943 Roma viene bombardata, la Sicilia è invasa, le colonie perdute, anche la Libia, ereditata dal Regime di Mussolini dal vecchio Stato liberale (ricordate? la grande proletaria si è mossa, scriveva Pascoli nel 1911, quando Giolitti si imbarca nell'avventura coloniale
E' prigioniero degli alleati tedeschi, che usano il suo restante prestigio per fare dell'Italia una terra occupata militarmente.

L'uomo che sembrava tenere in mano i destini del mondo, come era riuscito a fare a Monaco nel 1938, evitando lo scoppio della guerra mondiale, è ora ridotto al ruolo di comparsa, di fantoccio nelle mani dei veri padroni, i tedeschi, che lo tengono a capo di uno stato privo di sovranità, la Repubblica sociale italiana. Hitler, che un tempo si dichierava suo ammiratore, ora gli toglie perfino la Venezia Giulia, l'Istria, l'Alto Adige, inglobato nel Reich con il nome di l'Adriatisches Küstenland (Supremo Commissariato per il Litorale Adriatico), in pratica realizzando effettivamente quella "vittoria mutilata" che era stata l'idea aggregante, il nucleo attorno al quale era sorto il fascismo delle origini.

Mimmo Franzinelli analizza il dramma umano e storico del capo del fascismo, la sua impotenza, la sua disperata lotta per mantenere un minimo di dignità, cercand, in alcune occasioni, di evitare le feroci rappresaglie che i nazisti compiono nell'Italia dello spaventoso inverno del 1944, mentre altre volte è preso da un inspiegabile rancore contro il suo stesso popolo.

Lo storico descrive con minuzia di particolari la parabola discendente del duce del fascismo, e unico detentore del potere dal 1922 al 1943, attraverso gli occhi dei protagonisti, dei nemici e degli amici, quei pochi che gli restano. Vedremo anche come Mussolini perda prestigio anche agli occhi dei suoi stessi familiari, fino all'epilogo finale, inglorioso e crudele, di Piazzale Loreto.

Ma soprattutto vedremo come l'unica persona che lo sosterrà fino alla fine, che non lo tradirà mai, è la sua amante, Claretta Petacci, che arriverà a condividerne la sorte infuasta.
Franzinelli però non indugia su questi aspetti "romantici", ma va a fondo sulla natura del loro rapporto, e sulla trasformazione di Claretta, da ragazzina che scriveva poesie sul Capo, e ora le scrive:
<> (vedi pag. 50 del libro)


 

lunedì 1 ottobre 2012

E' morto un grande storico. Un maestro.

Con profonda tristezza rendo omaggio a un grande della storiografia moderna e contemporanea: Eric Hobsbawn.
Un maestro, una guida, un riferimento continuo.
E con Eric muore anche il critico jazz, lo scrittore, il politico.

Ecco la sua scrivania.



sabato 29 settembre 2012

martedì 5 giugno 2012

Storia (minima) delle riforme delle pensioni in Italia


LA STORIA (MINIMA) DELLE RIFORME DELLE PENSIONI IN ITALIA

La pensione: un miraggio o un diritto? Quali e quante sono state le riforme delle pensioni in Italia?

Vediamo come è cambiato il nostro sistema previdenziale dalla fine dell'Ottocento al primo decennio del Duemila.


1898: nasce la Cassa nazionale di previdenza per l’invalidità e la vecchiaia degli operai: si trattava di un’assicurazione volontaria integrata da un contributo di incoraggiamento dello Stato e dal contributo, anch’esso libero, degli imprenditori.
1919 nasce l’assicurazione per l’invalidità e la vecchiaia che – dall'anno 1920 -diventa obbligatoria e interessa 12 milioni di lavoratori.
1939: in pieno regime fascista vengono istituite assicurazioni contro la disoccupazione, la tubercolosi. Vengono istituti gli assegni familiari; introdotte le integrazioni salariali per i lavoratori sospesi o ad orario ridotto. Il limite minimo per la pensione diventa 60 anni per gli uomini e a 55 per le donne; istituita la pensione di reversibilità a favore dei superstiti dell’assicurato e del pensionato.
La riforma fascista è adottata anche dalla nuova Repubblica italiana.
1952: viene emanata la legge n. 218 del 4 aprile RIFORMA RUBINACCI riforma l’assicurazione per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti (. La formula di calcolo della pensione rimane contributiva e s’introduce l’istituto della c.d. “integrazione al minimo”, con la quale si eroga ai pensionati con ridotta anzianità contributiva una pensione minima che garantisce una sopravvivenza dignitosa. Dalla fine degli anni ’50, sulla base delle previsioni contenute nell’articolo 38 della Costituzione, che prevede tutele per tutti i lavoratori, siano essi dipendenti o autonomi, l’assicurazione obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti, è estesa progressivamente ai lavoratori autonomi, coltivatori diretti, artigiani e commercianti.



legge n. 153 del 30 aprile 1969, RIFORMA BRODOLINI, in base alla quale si abbandona definitivamente ogni forma di capitalizzazione; si adotta la formula retributiva per il calcolo della pensione in forma generalizzata, svincolando il calcolo della pensione dai contributi effettivamente versati e legando la prestazione alla retribuzione percepita negli ultimi anni di lavoro
si istituisce:
  • la pensione sociale (per i cittadini ultra 65enni sprovvisti di assicurazione, che non hanno un minimo di reddito)
    -la pensione di anzianità (per i cittadini con 35 anni di contribuzione pur non avendo raggiunto l’età pensionabile);
  • si estende all’assicurazione invalidità e vecchiaia, nei limiti della prescrizione decennale il principio dell’automaticità delle prestazioni; la perequazione delle pensioni, che consiste nella rivalutazione delle pensioni in pagamento in base all’indice dei prezzi al consumo, che diventa automatica.
  • Dal 1975 la perequazione delle pensioni è agganciata, oltre che ai prezzi, anche ai salari, consentendo così una tutela effettiva del valore reale delle pensioni. Sarà la riforma “AMATO” (amato da chi?) che la cancellerà
1981, PRIMA Commissione Castellino (Ministro del Tesoro): analisi del sistema pensionistico riguardo all'età pensionabile, al collegamento percentuale alla retribuzione, alla retribuzione pensionabile, alla cumulabilità tra pensione ed altri redditi e alla formula di indicizzazione.
PARTONO DA QUI LE VARIE RIFORME – IN NOME DEL LIBERALISMO ALLA “TATCHER” E AL NOSTRO UOMO FORTE DEL MOMENTO: BETTINO CRAXI
.
Nel 1983, il Governo Craxi tentò di affrontare il problema, ma il progetto approntato dal ministro del lavoro De Michelis venne respinto già in sede di presentazione in Consiglio dei Ministri nel luglio del 1984.
1984 SECONDA Commissione Cristofori incaricata di predisporre un testo di riforma che però si protrasse senza esiti fino al 1987
1984-87 RIFORMA DELLE PENSIONI DI INVALIDITÀ attuata con la legge n. 222 del giugno 1984, che abolì qualsiasi riferimento ai fattori socio economici e stabilì che ai fini della concessione della prestazione era rilevante solo la situazione sanitaria legata alla incapacità lavorativa del richiedente. Il testo, esaminato in Aula all'inizio del 1987 abortì per lo scioglimento anticipato della legislatura.
1989-1990: legge 8 marzo 1989, n. 88 di ristrutturazione dell’INPS - istituzione della GIAS (gestione per gli interventi assistenziali e di sostegno)
legge 2 agosto 1990 n. 233 REGALO AI LAVORATORI AUTONOMI - riforma della previdenza dei lavoratori autonomi che, approvata con il consenso di tutti i partiti, equiparò la modalità di calcolo della pensione degli autonomi a quella dei lavoratori dipendenti, anche se i versamenti dei primi erano enormemente inferiori a quelli dei secondi. La nuova legge disponeva, con effetto dal 1° luglio 1990, che la misura dei trattamenti pensionistici venisse calcolata sulle contribuzioni versate dal 1982 in poi, applicando alla media dei redditi degli ultimi dieci anni (indipendentemente dai versamenti effettuati prima) o al minor numero di essi anteriori alla decorrenza della pensione, un coefficiente di rivalutazione pari al 2% per anno di iscrizione, con un massimo di 40 anni per cui la misura massima della percentuale di commisurazione della pensione al reddito veniva fissata dalla legge nell’80%.




1992 – 1995 RIFORMA TREU – RIFORMA CIAMPI
1995 RIFORMA DINI
ha rivoluzionato il sistema pensionistico italiano, con il cambio da RETRIBUTIVO A CONTRIBUTIVO
Il cambiamento più importante riguarda le modalità di calcolo della pensione. Nella fase antecedente al 1995 la somma a cui ammontava le pensione mensile veniva calcolata in base alla media dello stipendio percepito negli ultimi 10 anni. L'importo finale si aggirava all'incirca attorno al 70% di questa media. Con Dini, invece, il calcolo della pensione si effettua in base alla quantità dei contributi versati. La conseguenza diretta di questa riforma è un taglio delle precedenti pensioni di quasi il 50%. Per coloro che alla data di avvio della riforma, nel 1995, avevano già accumulato almeno 18 anni di contributi vale un sistema "misto" che prevede che il calcolo dell'effettiva pensione percepita dipenda per il 50% dai contributi versati e per il rimanente 50% dal proprio reddito. Per quanto riguarda l'accesso all'età pensionabile, la riforma prevede, con 35 anni di contributi, una fascia di età tra i 57 e i 65 anni. Al contribuente è lasciata la possibilità di scegliere, con incentivi crescenti per prolungare l'età lavorativa: a 65 anni si ottiene la pensione piena (quella che il contribuente avrebbe percepito con il vecchio sistema) e a 67 anni la pensione piena più un premio. Inoltre, essendo la pensione calcolata non più in base all'ultimo stipendio ma all'ammontare (rivalutato) dei contributi, più si rimane sul posto di lavoro, più alta sarà la pensione.

2004 - RIFORMA MARONI

La Legge n. 243 del 23 agosto 2004, pubblicata sulla G. U. del 21 settembre 2004, (entrata in vigore il 6.10.2004) attua una nuova riforma del sistema previdenziale.



La riforma PREVEDEVA, per il periodo 2004-2007, incentivi economici per coloro che decidono di continuare l’attività lavorativa anche se in possesso dei requisiti assicurativi e anagrafici per il diritto alla pensione di anzianità.



La riforma si propone di raggiungere due obiettivi, largamente condivisi a livello europeo:
  • elevare gradualmente l'età pensionabile, principalmente su base volontaria, con il prolungamento dell’attività lavorativa ( comma 6 e 7);
  • sviluppare la previdenza complementare, da affiancare a quella pubblica, finanziandola con il T.F.R. OSSIA RIUSCENDO A ERODERE ANCHE L'ULTIMO BALUARDO CONTRO LA POVERTA' EFFETTIVA -
  • ai lavoratori la cui pensione è liquidata esclusivamente con il sistema di calcolo contributivo (lavoratori privi di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995 ossia tutti i lavoratori che hanno esercitato l’opzione per il calcolo contributivo)



QUESTA RIFORMA NON E' MAI STATA APPLICATA ALLA PREVIDENZA DEI LIBERI PROFESSIONISTI! - con una Circolare del ministero n. 105 del 19 settembre 2005



RIFORMA 2007
Requisiti per andare in pensione:
  • 65 anni d'età per gli uomini, 60 per le donne
  • 40 anni di contributi indipendentemente dall'età
  • 35 anni di contributi e 60 d'età (61 per gli autonomi)
  • 35 anni di contributi e 57 di età per le donne (la rendita sarà calcolata soltanto con il metodo contributivo)
Regimi particolari saranno previsti, d'intesa con le parti sociali, per:
  • chi ha esercitato un lavoro usurante o precoce
  • le lavoratrici madri
  • chi assiste disabili

Dal 2010

Requisiti per andare in pensione:
  • 40 anni di contributi a prescindere dall'età
  • 35 di contributi e 61 anni di età (62 per gli autonomi)
  • Per le donne restano i 60 anni di età

RIFORMA TREMONTI

stretta sull'età pensionabile – aggancio all'aumento medio della vita (e alla diminuzione della qualità della stessa...) - stretta sulle pensioni di invalidità, di reversibilità, ecc.

2012 – - RIFORMA MONTI

l'Europa ci chiede una nuova riforma. Monti ubbidisce – la pensione non è più un diritto, ma un privilegio. Occorre dire altro?
Dal 1898 una lunga serie di riforme, una lento ma tenace lotta per la conquista dei nuovi diritti, fino agli anni Settanta, poi un lento e inesorabile declino. Ai sindacati, ai partiti, alla società civile, ai lavoratori non è restato che lottare per rallentare il più possibile, cedendo ogni volta quote di diritti acquisiti.


e ora, i soliti consigli di lettura:

per uno sguardo più "datato" ma molto documentato è valido sempre il libro di Armando Cherubini,
Storia delle previdenza in Italia, 1860-1960, Editori Riuniti, Roma 1977,

oppure, più recente,
Antonietta Albanese, Carla Facchini, Giorgio Vitrotti, Dal lavoro al pensionamento:
vissuti, progetti : riflessioni e ricerche, Franco Angeli Editore, Milano 2006
libro


giovedì 10 maggio 2012

E se tentassimo di collaborare?


«Il terreno comune c’è. Ed è quanto di più nobile e attraente possa offrirsi a degli spiriti sinceramente amanti del progresso e della libertà. E’ la lotta contro le attuali classi dirigenti, grette, incapaci e disoneste, si chiamino borghesia o plutocrazia o pescecanismo o parlamentarismo. Non è possibile lasciar loro più oltre la potenza del denaro e il potere governativo e amministrativo: sono una casta che deve cadere, e cadrà».

(Mario Carli, Roma Futurista, 19 luglio 1919)

domenica 6 maggio 2012

I rituali -

I due in secondo piano, uno con i baffi e uno con il faccione. E' facile ...




I volti del fascismo

Mi rivolgo ai tanti appassionati di storia italiana. Sto cercando di individuare in alcuni filmati dell'Istituto Luce alcuni personaggi dei quali mi sto occupando da tempo. Io ho qualche idea. Ma volevo un vostro aiuto.

Il primo: anni 1924-25




giovedì 1 marzo 2012

La battaglia del primo marzo







Correva l'anno: 1968
era il: primo marzo



Sono passati 44 anni da quel 1 marzo 1968. Ho dovuto fare i conti due volte per rendermi conto che da quel giorno sono passati tanti anni, quasi mezzo secolo.
Erano gli anni finali del centro-sinistra. Alla presidenza del Consiglio sedeva Aldo Moro, al suo terzo mandato, alla testa di una coalizione del "quadripartito", ossia Democrazia cristiana, Partito socialista, Partito socialdemocratico e Partito repubblicano (meglio scrivere per esteso, qualcuno potrebbe non capire le sigle usuali al tempo, ossia DC-PSI-PSDI-PRI)-
Per l'Italia di quegli anni Piazza Fontana e Piazza della Loggia  erano solamente dei toponomi di città italiane, e la stazione di Bologna e l'Italicus facevano pensare solo ai viaggi in ferrovia.
Il mondo era diviso in due blocchi contrapposti che si affrontavano in quella che veniva chiamata "guerra fredda". Ma in molte parti del pianeta si combattevano guerre "calde", come quella del Vietnam. I bombardieri americani lanciavano tonnellate di bombe sui villaggi e sulle città del Nord.
In Spagna il fascismo è ancora saldamente al potere. Francisco Franco governa con l'appoggio della Chiesa e dei soldi americani: è considerato un baluardo contro il comunismo!
In Europa cominciano le grandi proteste del mondo studentesco. A Madrid un corteo di studenti paralizza la città e i carabineros di Franco non riescono a reprimere del tutto la protesta.
In Italia il progetto di riforma universitaria del ministro della pubblica istruzione, Gui, e del ministro per la ricerca universitaria, Rubinacci, trova l'opposizione dapprima dell'ANPUI (l'associazione che raggruppava i professori incaricati) e dell'UNAU (che rappresentava i professori associati).
Il progetto, chiamato anche «ventitré-quattordici», dal numero del disegno di legge (2314/1968) che sulla carta doveva portare a uno "svecchiamento" della istituzione universitaria. Dal 1962 al 1968 la popolazione studentesca era raddoppiata. 
Dagli ottomila iscritti del 1859, anno della legge Casati, si era passati a mezzo milione di studenti e oltre tremila docenti.
La riforma precedente quella del 1968 era stata voluta da Mussolini, ed era il 1923.
Ma tra il dire e il fare, c'era sempre di mezzo il mare. Anzi, come si diceva allora,  «un mare di Gui».
Il ministro proponeva dipartimenti, aggregazioni, innovazioni, ma senza tener conto del parere di chi ci lavorava e studiava, nelle università italiane. 
Cominciano le occupazioni delle facoltà universitarie. Già l'anno precedente c'erano state delle occupazioni a Trento, a Milano, a Torino. Ma nel 1968 sono più di cento gli atenei occupati.

1 marzo 1968: a piazza di Spagna si trovano 4.000 studenti. Il corteo si ingrossa con molti studenti medi, e arrivano alla sede della Cgil per un'assemblea spontanea. Non ci stanno tutti, e allora decidono di spostarsi al Teatro di Via Frentani, sede della Federazione comunista. Ma è una sede "troppo politica" e decidono di spostarsi ancora. Quattromila persone che girano in corteo per la città in cerca di una sede che li possa contenere tutti. Una cosa surreale.
Decidono che l'unico posto possibile, per loro, è l'università. Si dirigono allora alla Sapienza, sede di Architettura.
L'enorme biscione del corteo si snoda per viale Belle Arti, sale per via Bruno Buozzi.
Tra loro ci sono alcuni fascisti, come Mario Merlino. Vengono cacciati, ma ritorneranno di lì a poco e rimarranno immortalati in una famosa foto a Valle Giulia.
Si, perché è lì che alla fine vengono bloccati. In via Gramsci, di fronte alla scalinata che conduce alla facoltà.
Il rettore aveva chiamato la Celere, per impedire l'occupazione della facoltà di Architettura.

I celerini hanno elmetti, manganelli, scudi. Sono in tenuta antisommossa. Niente a che vedere con le attrezzatura ipertecnologiche dei celerini della Val Susa. Però a picchiare erano buoni pure nel 1968.
Basta poco perché la tensione salga. Ci pensano alcune uova, lanciate dalle file degli studenti.
Partono le cariche, e comincia la battaglia.
La famosa battaglia di Valle Giulia.
E' il 1° marzo dell'anno 1968.


E ora il solito spazio per l'approfondimento:
Inauguro un nuovo modo di citare i volumi che consiglio (in realtà è più facile per me fare il copia incolla dai siti delle varie librerie online)

Titolo: Quando la Cina era vicina. La rivoluzione culturale e la Sinistra extraparlamentare italiana negli anni '60 e '70
Autore: Roberto Niccolai
Editore: BFS Edizioni
Collana: Biblioteca di cultura storica
Data di Pubblicazione: Marzo 1998







Titolo: La fiamma e la celtica
Autore: Nicola Rao
Editore: Sperling & Kupfer
Collana: Le radici del presente
Data di Pubblicazione: Novembre 2006
 Interessante soprattuto, in questo bel libro di Rao, è la ricostruzione "da destra" di Valle Giulia. Delle Chiaie, Merlino e Tilgher in prima linea contro la polizia, con documentazione fotografica inecceppibile. Superconsigliato





Titolo: Storia critica della Repubblica. L'Italia dal 1945 al 1994
Autore: Enzo Santarelli
Editore: Feltrinelli
Collana: Universale economica
Edizione: 3
Data di Pubblicazione: Gennaio 1997




per finire un libro fotografico

Titolo: Storia fotografica di Roma 1963-1974. Dal boom economico alla contestazione
Editore: Intra Moenia
Collana: La memoria
Data di Pubblicazione: Gennaio 2005


martedì 21 febbraio 2012


Correva l'anno: 1928

Umberto Nobile e il regime fascista.













Nel 1928 il dirigibile Italia, al comando di Umberto Nobile, affronta l'avventura del pack.
Aprile 1928. Il giorno 15
Tre giorni dopo la strage di Piazzale Giulio Cesare, a Milano, Umberto Nobile parte con il dirigibile ITALIA, al comando di 17 uomini di equipaggio e Titina, una cagnolina come mascotte,
Si dirige alla Baia del Re, dove è previso il campo base.
Umberto Nobile ha già conquistato il polo Nord, a bordo del dirigible Norge, con una missione congiunta tra novervegesi, italiani e finanziatori americani. Al comando del Norge Roald Amundsen, esploratore e amico del generale italiano.
Il dirigibile "Norge". Spedizione Polo Nord. 1926


23 Maggio 1928:  dalla Baia de Re, Nobile prende il volo, e alla prime ore del 24 maggio lancia la bandiera italiana sui ghiacci del polo Nord.
Non riesce però a scendere sul pack, come previsto, a causa del vento e del ghiaccio che si forma sul timone. Decide di tornare indietro.
trentatre minuti dopo le 10 del giorno 25 maggio 1928, il dirigibile Italia si schianta sui ghiacci.
Si schianta la cabina di comando, molti uomini vengono sbalzati fuori assieme a molto materiale, tra cui una tenda e una radio.
Iniziano così i giorni della Tenda Rossa.

La tenda rossa


Anche Nobile è tra i dieci superstiti. Gli altri sei uomini sono rimasti sul dirigibile, portato dai venti al largo del mare di Barents.
La tenda, colorata di rosso, e la radio (una radio a valvole da campo, "Ondina 33") consentono ai dieci di sopravvivere sul pack.
Il radiotelegrafista Biagi riesce a montare la radio e a spedire i primi SOS che vengono captati da un radioamatore russo, ad Arcangelo.
La notizia si diffonde in tutto il mondo, e parte così una gigantesca gara per salvare la vita ai superstiti.
L'amico Roald Amundsen parte con una spedizione via terra, ma è costretto a fermarsi. Perirà nel generoso tentativo di soccorrere Nobile.
Anche i russi organizzano una missione di soccorso, con il rompighiaccio "Krassin", partito da Leningrado.
Il rompiaghiaccio russo "Krassin"


Il primo a raggiungere la tenda è il tenente colonnello Umberto Maddalena, a bordo di un idrovolante (un SM55), ma senza però poter atterrare.
Il 24 giugno l'aviere svedese Einar Lundborg riesce ad atterrare con il suo Fokker.

Nobile insiste che il primo a essere trasportato sia il capo meccanico Natale Cecioni, come lui ferito.
Lundborg é irremovibile.
Mente con Nobile: i suoi ordini sono di prelevare per primo Umberto Nobile, per poter poi coordinare le operazioni di soccorso.


Dopo aver portato in salvo Nobile, l'aviere Lundborg torna indietro ma nell'atterraggio il suo aereo si ribalta.
Il pilota svedese resta così anch'egli prigioniero dei ghiacci.

Intanto Mariano e Zappi, e Malgren, uno svedese, partono a piedi, in una disperata traversata sul pack.
Malgren morirà, vittima del gelo, ma i due italiani verranno salvati dal rompighiaccio russo "Krassin",

Il 12 luglio, dopo quarantotto giorni, il "Krassin" raggiunge la tenda rossa.


Nobile è messo sotto accusa dal regime fascista.
Mussolini, che lo stima, non fa nulla per difenderlo. Una commissione di inchiesta lo accusa di aver abbandonato i suoi e di aver lasciato partire Mariani e Zappi, con Malgren, causandone la morte.

Nobile lascia l'areonautica, e l'Italia.
Ritornerà solo dopo la fine della Seconda Guerra mondiale.
Deputato indipendente nelle liste del PCI alla Costituente, Nobile avrà la soddisfazione di essere reintegrato nel grado che gli spetta, e la sua reputazione restituita integra da una nuova commissione d'inchiesta.


Nessuna schettineria, quindi, per UMBERTO NOBILE.

La copertina de "L'illustrazione del popolo"

per appronfondire:

Il mio libro sulla spedizione di Nobile è stato il diario di Trojani, "L'ultimo volo", pubblicato ora da Mursia (la mia casa editrice!)
Interessante è il libro
"A bordo della Città di Milano. L'impresa del dirigibile "Italia" di Umberto Nobile fotografata da Carlo Felice Garbini ", editore Museo Aeronautica G. Caproni, 2011.

di Nobile

La tenda rossa. Memorie di neve e di fuoco, Mondadori 2002

Una bella iniziativa editoriale è stata quella dedicata al settantesimo anniversario della tragedia del dirigibile Italia. Nel 1998 è uscito un libro con un cd rom allegato contenente ottimo materiale per appassionati e non . Il sito web è per fortuna ancora attivo. Ho comperato appena uscita la mia copia del libro, e non so se siano ancora disponbili. Speriamo di si. CONSIGLIATISSIMO. (Non si trova in liberia)

http://www.circolopolare.com/ita/espl_nobile_i.htm










martedì 17 gennaio 2012

Conferenza di pace. 18 gennaio 1919

Correva l'anno: 1919

18 gennaio 1919. A Parigi le potenze vincitrici si riuniscono per decidere le sorti del mondo dopo la grande carneficina, "l'inutile strage", come ebbe a definirla Benedetto XV.

L'Italia vi partecipa con il nostro ministro degli esteri, Sidney Sonnino, principale artefice del Patto di Londra, protocollo segreto firmato con la Gran Bretagna in nome del quale demmo la famosa "pugnalata alle spalle" all'alleata Austria-Ungheria.
Ma le incaute promesse si rivelano chimere impossibili da raggiungere. La Dalmazia,
Il Trattato di Londra, all'art. 4 prometteva il trentino, il tirolo, trieste, gorizia, l'Istria e la Dalmazia, alcune isole del dodecanneso, le altre isole dalmate, fino ad accampare diritti perfino su un pezzo di territorio nel Mar Nero!  In più, l'Italia voleva Fiume, città italianissima.
Quello che non era stato previsto a Londra era la dissoluzione dell'impero austro-ungarico, con la creazione della Jugoslavia.
Le nostre aspirazioni vennero ridimensionate, e giustamente. Invece di chiedere Fiume e basta volevamo "il nostro posto al sole".
A Parigi Sonnino non ottiene nulla. Ad opporsi il presidente Wilson in persona.
Dopo Parigi nacque il mito fasullo della "vittoria mutilata".
Leggiamo i documenti originali, per farci una idea

interessante questo libro, per chi mastica tedesco (ma i documenti trascritti sono in lingua italiana)

Italien und Oberschlesien 1919-1922: . Dokumente zur italienischen Politik ...

 Di Andreas Kiesewetter, Königshausen & Neumann, 2001

leggiamo l'anteprima su google libri
Documenti diplomatici italiani


oppure, acquistandoli in Belgio (eh si, qui si trova solo in pochissime biblioteche)
Acquisto su ABEBOOKS

I documenti diplomatici italiani. Sesta serie, 1918-1922.

Author: Italy. Commissione per la pubblicazione dei documenti diplomatici.
Publisher: Roma : Libreria dello Stato, 1956-1980.
Edition/Format:   Book : Government publication : Italian